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L'ultimo interprete dell'arte dei Madonnari in Puglia


Un pezzo di asfalto, i gessetti adoperati con maestria, la folla che si accalca, la banda che suona, i volti dei santi che prendono forma e rassomiglianza con le statue portate in processione. E’ l’arte dei madonnari, artisti di strada specializzati nella raffigurazione di immagini sacre durante le sagre di paese. L’ultimo madonnaro di Puglia si chiama Christian Ligorio, 24 anni, barese di Conversano, fresco di laurea triennale in Beni culturali. Ha cominciato per gioco dieci anni fa, poco più che quattordicenne, nella festa di Sant’Oronzo nella vicina città di Turi.

Una passione nata con la collezione di effigi sacre, nella sua stanza da adolescente, e un autentico trasporto per le feste religiose e popolari organizzate per la loro venerazione pubblica. E’ la mamma ad incoraggiarlo a muovere i primi passi. Il papà, artigiano, diplomato al liceo artistico, gli offre i suggerimenti essenziali per la “quadrettatura”, la ripartizione del piano di lavoro che consente la riproduzione proporzionale dell’immagine da disegnare e colorare.
 
Da allora un crescendo, in giro per la Puglia, durante gli studi al liceo classico e poi all’università: dopo Turi anche Rutigliano, Conversano, Mola, Monopoli, Alberobello, Noicattaro, Polignano. Nel Salento: a Diso, Melendugno, Specchia. Nel Tarantino: a Ginosa e Massafra. Qualche centinaio di euro raccolto per ogni sagra, grazie alle monete lanciate da passanti e fedeli sull’immagine sacra riprodotta.

Per la laurea, Christian, su impulso della prof che lo seguiva, ha scelto “l’arte dei madonnari in Puglia” come argomento della tesi. “Un fenomeno – dice il giovane artista – che si sviluppa nel Novecento. Nel mio lavoro ho catalogato tutti i madonnari pugliesi di cui sono riuscito a trovare traccia. Ho scoperto storie incredibili di girovaghi che vivevano della loro arte e acquisito consapevolezza di tutto quello che c’è stato prima di me: ora mi sento un anello di questa lunga tradizione”.
 
Il giovane Ligorio è certamente l’ultimo madonnaro in ordine cronologico. Oggi, per quello che si sa, in Puglia sono in attività tre altri madonnari, tutti attorno ai 60 anni. Poi un quarantenne che partecipa solo ai festival, dunque non proprio un artista di strada.
Il termine madonnaro, come riportato nella tesi di laurea, è una parola che nasce negli anni Settanta del secolo scorso, in occasione del più importante festival che si svolge in Italia: a Curtatone, in provincia di Mantova.
 
In quel periodo vengono denominati così gli artisti che disegnano i santi sull’asfalto, mentre fino ad allora i madonnari erano i venditori ambulanti di immagini sacre. “In Puglia e soprattutto nel Salento – spiega Christian – il termine più preciso era quello di ‘tingi-santi’, coloro che dipingevano i santi. Se ne trova traccia in un proverbio salentino: ‘Zoccatori e tingi-santi, sempre arretu e mai innanzi’. Potrebbe significare che spaccapietre e disegnatori di santi sono costantemente in ritardo sul lavoro, oppure che non riescono mai a guadagnare a sufficienza”.
 
Il momento d’oro dei madonnari pugliesi è tra la fine del Novecento e gli inizi del Duemila. Ora è cominciata una fase di costante declino. Christian Ligorio potrebbe essere tra gli ultimi di un’antica tradizione. “Mi piace molto quello che faccio – dice il giovane – ma non intendo farne una professione. La mia attività è nata come gioco e come forma di resistenza verso un mondo sempre più veloce che lascia indietro le tradizioni popolari. Per ora continuo ma arriverà il momento in cui mollerò, magari per altri impegni lavorativi. Anche se so che, dopo 10-15 anni, torna pur sempre il richiamo della strada, come è capitato ad altri madonnari, nelle cui storie mi sono imbattuto”.
 
Prossima tappa, tra pochi giorni, proprio a Turi, per Sant’Oronzo, dove tutto è cominciato. La fede ha un ruolo? “Non ho un approccio religioso in quello che faccio – confessa Christian – ma neppure puramente artistico. Credo nelle tradizioni popolari e nelle sagre. I miei disegni non sono un atto di fede ma di passione per un mondo che rischia di scomparire”.

Francesco Strippoli, sul Corriere della Sera del 23 agosto 2025

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